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liberi democratici

Dal Blog di

liberi democratici

Postato il: 2014-10-03 alle 08:47:52

Tags: Menichetti, Liberi e Democratici, Gubbio, Politic, Web, Democrazia

ANCORA SU WEB E DEMOCRAZIA

simbolo liberi e democratici

Politica

Ringrazio Lorenzo Billi dell’attenzione prestata alle mie due parziali considerazioni che, senza pretesa di sistematicità, completezza, perizia tecnica, competenza sociologica, ho buttato giù nei giorni scorsi, a guisa di riflessioni da criticare e sviluppare, non di dogmi da difendere e celebrare. Ripeto, anzitutto, quel che ho scritto allora circa il fatto che non nutro alcuna avversione preconcetta nei confronti della rete e delle possibilità di ampliamento degli orizzonti informativi e non solo che essa consente. Aggiungo a quanto detto in precedenza, che scrivo dopo un pomeriggio di lavoro incentrato quasi esclusivamente su materiale scaricato dal web e reso possibile da due persone, una delle quali non ho mai visto e la cui voce mi è del tutto sconosciuta, poiché ho con lei solo contatti telematici e che mi è capitato di partecipare a manifestazioni politiche nate solo dalla rete. Partendo da questo riconoscimento però non arrivo alla conclusione di fare della rete l’ennesima riedizione aggiornata del biblico vitello d’oro. Premetto anche che mi spiace “lasciare di sasso” le persone, i miei interlocutori effettivi, potenziali, virtuali. Credo profondamente nella imprescindibilità del dubbio quale elemento necessario di dialogo serio e quindi – di nuovo – condizione vitale per la democrazia partecipata disegnata dalla nostra Costituzione, quella che – ribadisco – preferisco. Ed è proprio il non voler “lasciare di sasso”, il non voler fare in modo tale che qualcuno possa “stentare a credere”, “rimanere basito” e via irrigidendo che mi induce, probabilmente in modo non sempre del tutto conscio, ad infarcire le mie comunicazioni verbali e scritte di “mi pare”, “credo”, “mi sembra” “forse” e via dicendo. Mi spiace quindi che Billi sia rimasto di sasso. Io – dal canto mio – leggendo quel che lui pensa non mi sono pietrificato. Anzi: condivido quasi tutto ciò che egli scrive. Mi pare – nella parzialità delle sue e delle mie considerazioni –che egli sostenga idee ragionevoli. E penso che non ci sia bisogno di scomodare Hillary Clinton e gli Americani per sostenere giuridicamente e culturalmente il nesso inscindibile tra libertà di opinione e web; basta a ciò il dettato dell’articolo 21 della nostra Costituzione (“…ogni altro mezzo…”). Ciò detto, provo a fare qualche altra riflessione, più che per aggiungere per chiarire la mia opinione sulla democrazia negli anni della rete. Ho l’impressione che, nella foga del paradosso e – ahimè! – nello sforzo di sintesi, non sia riuscito a rendere del tutto chiaro il mio pensiero. O, meglio, che non sia del tutto chiaro l’oggetto delle mie considerazioni. Provo quindi ad articolarlo ulteriormente. Mi rendo conto di rischiare di scivolare nell’ovvietà se scrivo che il web ha fatto irruzione in tutti gli ambiti della vita privata e pubblica: il gioco e il commercio, l’arte e la politica, l’informazione e le relazioni affettive, il lavoro e l’apprendimento, la salute e la guerra, la finanza e la criminalità e via dicendo, investiti da questo nuovo mezzo o – meglio – da questo complesso e articolato apparato, hanno a che fare non semplicemente con un nuovo e più efficiente “macchinario”, ma con una serie di strumenti la cui capacità di penetrazione è tale da indurre cambiamenti significativi nella natura stessa delle attività che per il loro tramite si svolgono e la cui tendenza all’auto-alimentazione può portare alla trasformazione del preteso mezzo (chiamiamolo “la rete”, per semplicità convenzionale) nel senso stesso dell’agire umano, per un quantomeno apparente ribaltamento in forza del quale il mezzo cessa di servire per essere a sua volta servito. Prendiamo un ambito completamento diverso da quello politico-istituzionale, quello del commercio: l’affermazione dell’e-commerce non si è limitata a fornire a commercianti e consumatori nuovi canali di compravendita, ma sta significativamente (radicalmente?) cambiando i nostri ritmi di vita, la nostra propensione a decidere se e quanto consumare, il nostro modo di trascorrere il tempo, l’organizzazione degli spazi della nostra esistenza, gli assetti urbani delle nostre città, dei nostri territori. Fenomeni altrettanto marcati stanno accadendo in tutti gli ambiti sopra parzialmente elencati, compreso, ovviamente, quello politico-istituzionale. Ed è su questo che mi pare ci si debba interrogare, sul fatto, vale a dire, che la democrazia rappresentativa costituzionale e il sistema politico che la connota dall’incontro col web escono modificati – a me pare – non esteriormente ma nella loro stessa natura. La democrazia è un regime politico che ha avuto un inizio e che avrà una fine, come tutte le cose umane. E la democrazia è un regime politico che nel tempo si è venuto definendo in forme diverse, a volte reciprocamente opposte. Ebbene, a me sembra che negli anni che ci è dato vivere essa stia elaborando e per certi versi abbia già elaborato una nuova manifestazione del suo mutevole definirsi come regime politico della modernità: la “web democracy”, la “democrazia della rete” non è la democrazia politica fondata sulla partecipazione resa possibile dalle organizzazioni di massa, è un’altra cosa. È meglio? È peggio? È per certi versi un passo avanti di un qualche processo di emancipazione dei cittadini? È per certi altri versi un arretramento civico conseguente alla crisi delle soggettività politiche tradizionali e alla frammentazione dei meccanismi partecipativi? Altro ancora? Ognuno, argomentando, la pensi come crede. Ma non si può far finta che tutto ciò non stia accadendo, che la rete ci stia solo dando dei mezzi più potenti per seguire le vie di sempre. Perché così non è. E stigmatizzandone alcune manifestazioni, nel mio precedente scritto, ho voluto provocatoriamente sottolineare alcuni dei pericoli che mi sembra di intravedere in questo passaggio epocale: enfatizzazione della dimensione comunicativa che prende il posto della serietà dei contenuti, superficialità dell’approccio ai problemi complessi, superamento della logica della trasparenza del dibattito sostituito da quella oscura dell’anonimato. In realtà io di problemi ne vedo anche altri. E poi certo che vedo anche l’enorme capacità che la rete ha di dare nuovi e più arditi strumenti alla libertà di opinione (anche se mi pare riduttivo considerarla solo in questa dimensione), di mobilitare, di liberare energie, di fare massa critica intorno a idee che faticano a trovare strada per il tramite dei tradizionali e spesso paludati canali comunicativi. Ma questo è un altro discorso. Che facciamo: ci mettiamo ad elencare – Lorenzo Billi – le mille rose che la rete ci offre e – il sottoscritto – le altrettanto numerose spine con cui quotidianamente essa ci costringe a misurarci, riuscendo ad enfatizzare anche comportamenti negativi e criminali? Non mi interessa. E sono certo che il mio interlocutore tutto ciò lo conosce e capisce più di me, se non altro per motivi di età. E comunque non è questo il problema. È nuovamente ovvio, del resto, che io non possa pensare di mettere fuori legge la rete, avversarne l’avvento: so benissimo che non sarebbe possibile, ma in ogni caso, anche se per assurdo ciò fosse possibile – diamine – non lo vorrei. Tutt’altro. Ma è proprio questo “tutt’altro” che mi impedisce di eludere gli interrogativi seri, profondi che mi sembra i cultori acritici delle meravigliose sorti e progressive del web (tra i quali – sia chiaro – non annovero il mio gentile interlocutore, né potrei farlo se non altro perché non ne conosco il pensiero) quantomeno inconsciamente sottovalutino. Una breve nota di chiusura sull’anonimato. Se qualcuno intende nascondersi dietro un nome fittizio, faccia pure; lo so che è possibile risalire al suo depositario; tuttavia cercare di scoprire l’identità di chi vuol comunicare in forma anonima mi parrebbe una forma di violenza nei suoi confronti. Ma vorrei che mi si lasciasse altrettanta libertà nel negargli la mia interlocuzione: perché – e qui mi rivolgo direttamente a Lorenzo Billi – queste ed altre riflessioni che faccio volentieri, che sono disposto a mettere in discussione, a rivedere, a rielaborare con chi riesce ad argomentare in modo più convincente di quanto io ad oggi non sia riuscito a fare, le dovrei condividere con gente che si firma “tanaliberitutti”, “pippobaudo”, “viachevabene”? Ho troppo rispetto anzitutto per me stesso e poi ritengo che l’anonimato nel dibattito politico abbia senso e dignità quando serve da scudo contro la protervia violenta dei poteri illiberali. Usarlo in democrazia è legittimo – per carità – ma significa, secondo me, sminuire le scelte di chi ad esso deve ricorrere per combattere gli autoritarismi e più banalmente mancare di rispetto a coloro coi quali ci si relaziona, cui si nega la qualifica di interlocutori, rendendo impari le posizioni dei dialoganti e mancando di rispetto a loro e alle loro idee. Tant’è vero che l’anonimo sovente sbeffeggia, indulge al sarcasmo, insinua per delegittimare e, se argomenta, lo fa da una posizione che lo colloca in una sorta di limbo comunicativo che elimina l’essenza stessa del dialogo civile.

Mi scuso per la prolissità.

Giovanni Menichetti (consigliere comunale del gruppo Liberi e Democratici)

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  • Francesco Gagliardi 2014-10-03 alle 14:03:25

    Caro Gianni,
    il tuo punto di vista, ora più articolato ed intellettualmente esaustivo, si "allontana" da quel perentorio "internet è la morte della democrazia" che hai pronunciato in consiglio comunale. Ora, ritrovo il senso di quell'espressione, con una lettura che in parte condivido. Un'annotazione ed una riflessione: la prima, ognuno di noi quando si esprime pronuncia "relatività" e non potrebbe essere altrimenti. Ritengo, dunque, che i "forse" i "mi sembra" possano essere contenuti, perché "in nuce" ogni nostra parola è pensiero "limitato" alla nostra visione delle cose. Relativo non significa "falso" o "errato". Relativo è rispettoso dell'altrui opinione. La seconda, mi riporta alla tua considerazione sulla serietà e sull'approfondimento e lo studio delle questioni, potenzialmente minate dal web.
    Ebbene, nel luogo sacro della democrazia cittadina, nel corso dell'ultimo consiglio comunale ho ascoltato l'intervento della giunta sulla questione di San Pietro: poco serio, pieno di falsità, senza approfondimento e lontano anni luce dallo studio. Come vedi il rischio della superficialità e del menefreghismo aleggia dappertutto.

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