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Sandro Giacchetti

Dal Blog di

Sandro Giacchetti

Postato il: 2016-01-02 alle 20:32:06

Tags:

solo una insignificante vecchia grossa pietra

pietrone parcheggio

Cultura

ESTE PERSKLUM AVES ANZERIATES ENETU”...

eccolo, l’incipit del il rito degli antichi Umbri ikuvini descritto nelle Loro Tavole: "...si inizi con l’osservazione degli uccelli (...) il picchio verde e la cornacchia da occidente, oppure il picchio e la gazza da oriente”(...) Colui (il sacerdote) che andrà ad osservare questi messaggi, dal Tremnu, (il tabernacolo, ovvero il punto d’osservazione)”...

La storia è lo studio sistematico di eventi significativi mentre la tradizione la capacità di tramandare nel tempo la memoria. La storia e la tradizione non sono dunque la stessa cosa ma sono contigue, camminano vicine quasi di pari passo, spesso si integrano e, talvolta, si confondono. Conoscere la Storia, specie la propria, da’consapevolezza, ovvero consapevole senso d’appartenenza e la conseguente acquisizione della Tradizione, facendola propria ed esserne parte.

Orgogliosa custode (?) delle proprie Tradizioni e della sua Storia, Gubbio, attenta e distratta, fremente e indifferente sembra lasciarsi incantare da improbabili sirene: mistica e profana, devota al suo Vescovo Santo e affabulata da un feticcio catodico in abito talare ormai santificato laicamente di cui non riesce a elaborarne l’oltraggioso scippo spoletino e né il lutto scenico che ne è derivato ed in nome e nel ricordo del quale Gubbio consente tutto, o quasi, non sdegnandosi a che, per esempio, la più antica e severa tra le sue chiese venga promossa ai forestieri come “quella” del finto prete televisivo. Per rendere l’idea con un’immagine attuale, si è verificata una “vetrificazione donmatteiana” subdola e vacua che nell’indifferenza generalizzata delle sensibilità sta diventando tradizione. Si muove, tra i vicoli, lo spettro di una mentalità perniciosa, di facile impatto retorico, appariscente, grossolana quanto vacua. Insomma, Gubbio che sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) difendere con impegno la Sua identità, che sussulta fremente di sdegno mobilitandosi per quel noto tintinnar di vetri, per fatale contrappunto cade nella trappola del “tutto quanto fa spettacolo”, dell’apparire piuttosto che dell’essere.

E’ questa la ragione dell’incipit, della citazione dalle “Tavole degli Umbri” che apre questa riflessione: “...si inizi con l’osservazione degli uccelli (...) il picchio verde e la cornacchia da occidente, oppure il picchio e la gazza da oriente (...) Colui (il sacerdote) che andrà ad osservare questi messaggi, dal Tremnu, (il tabernacolo, ovvero il punto d’osservazione)”...

Bisognerebbe chiedersi come questa Città possa sopportare che un’indifferenza vischiosa imbratti la Sua Anima antica e come possa permettere che una superficialità colpevolmente ignorante (nel senso che ignora volutamente) e volgare ne violenti la Memoria Antichissima. Bisognerebbe chiedersi perché questa Città non si indigna nel vedere la Sua millenaria immagine antropologica, culturale, etnografica, sociale e arcaico-religiosa coperta da un’automobile, trasformata in un posto-auto. Bisognerebbe chiedersi perché sul “Pietrone” continuano a parcheggiare le automobili: ”gli ammortizzatori da oriente e occidente, oppure la coppa dell’olio da settentrione e la marmitta da meridione…”.

Per un breve tempo quel Simbolo è stato protetto da paracarri metallici per evitare questo scempio ma ora, da qualche tempo, quei taciti dissuasori sono spariti e si è tornati a punto daccapo. Chi ha deciso di rimuoverli, e perché? Se ne dovrebbe conoscerne il nome, il cognome, la funzione e le ragioni che l’hanno portato a decidere in tal senso e che quindi, in ragione del ruolo, della funzione e della responsabilità dichiari, affermi, motivi e sostenga, validamente e pubblicamente, che il “Pietrone” non ha significato né valore e che, perciò, non ce ne deve buggerare un fico secco essendo solo un inutile vecchio pezzo di pietra affogato nel lastrico dissestato d’una strada e, purtroppo, nell’indifferenza generale. Invece no, perché, il “Pietrone” (il “Tremnu” dei nostri Antichissimi Padri, il Luogo identitario dell’arcaica quintessènza religiosa di Gubbio (ci si è mai chiesti del perché, ancora ai giorni nostri, il “Cristo morto” vi sosti “in Sacrificio”, consacrandolo, ogni Venerdì Santo?), insieme alla dottrina rituale delle “Tavole”, al lamento lugubre delle battistrangole, alla poderosa voce del Campanone che scuote l’Anima, al terribile misticismo del Miserere, ai Ceri che stringono il cuore in gola e a Ubaldo Santo, il “Pietrone” E’ il simbolo della Storia e delle Tradizioni di questa Città, della nostra Gubbio, in una parola della Cultura identitaria che ci unisce e che da quei simboli discende.

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  • Ubaldo Emanuele Scavizzi 2016-01-03 alle 11:40:33

    Questa volta siamo in sintonia, Signor Giacchetti. Che l'Autorità (genericamente indicata) abbia deciso di non proteggere più il Pietrone che, sia una testimonianza precristiana, o medievale-cristiana, è comunque un simbolo identitario di Gubbio e delle sue tradizioni, è grave. Com'è grave che prima della protezione da lei citata, esso sia stato lasciato per decenni all'incuria e alla sopraffazione dell'auto. Ma secondo me è ancora più grave - e deve fa riflettere tutti noi, in primis l'Autorità citata - che siano proprio i cittadini, quelli che dovrebbero sentirsi per primi custodi del loro passato, a violentare e offendere il Pietrone con il parcheggio selvaggio delle loro auto. Da quanto rilevo in città, credo che comportamenti come questo (e tanti altri consimili) siano dettati da una profonda ignoranza della propria storia e delle proprie radici etnico-culturali; un'ignoranza diffusa e quasi orgogliosa, come se il retaggio dei secoli che portiamo dentro di noi, volenti o nolenti, sia un vecchio arnese da rottamare prima possibile, in nome di una malintesa quanto misera modernità. Credo che a doversi interrogare su questo sia anche la Scuola (intesa come istituzione); questi sono i frutti di una didattica che, dal Ministero a scendere, si è fatta irretire dall'informatica e dalle famose "tre i" (inglese, internet, impresa), finendo per aggiungere, appunto come un macigno, una quarta "i": Ignoranza. Ignoranza della propria cultura, della propria storia e anche delle proprie tradizioni, spesso vissute, come anche lei afferma, come un triste feticcio.

    • Sandro Giacchetti 2016-01-04 alle 18:24:03

      Signor Scavizzi, la ringrazio per il suo commento che vorrei, comunque, corredare di altre "i" in qualche modo più aderenti allo "Spirito dei Tempi" del caso di specie, ovvero attinenti l'atteggiamento degli eugubini verso il "Pietrone": ignavia, indifferenza, indolenza, mancanza di "indignazione spontanea" ma soprattutto l'intollerabile (dal mio punto di vista) colpevole latitanza di chi, al contrario, si fa paladino di "altri beni" che - temo - sono considerati palcoscenici più illuminati e quindi più remunerativi in termini di visibilità e pubblico plaudente. In altre parole, alla "causa" del Pietrone mancano gli ispiratori intellettuali, quei mecenati culturali e quei sostenitori emotivamente armati, insomma manca quella certa indispensabile indignazione indotta, sollecitata, solleticata, alimentata del tipo di quella, per intenderci, che da tempo agita le eterogenee e trasversali sensibilità eugubine, e non, a proposito di certi vetri.
      Questo ovviamente è niente altro se non un mio perfido pensiero a prescindere del quale però mi auguro, e auspico, un intervento deciso da parte delle Istituzioni cittadine e ancor prima una ferma presa di posizione, con tutto il conseguente impegno del caso, da parte del Comitato Beni Culturali Gubbio.

    • Comitato Beni Culturali Gubbio 2016-01-05 alle 08:29:25

      Sig. Giacchetti, nessuna indifferenza, tutt’altro. Per il “Pietrone” basterebbe rimettere quei paletti che sono stati tolti, trasformando “il simbolo della Storia e delle Tradizioni di questa Città” in un posto macchina.
      Lei chiama in causa noi e noi chiamiamo Lei. È persona di cultura, amante della storia, dell’arte, delle tradizioni, nel nostro comitato sarebbe molto utile. Se desidera contattarci questo è l’indirizzo: comitato.gubbio@libero.it

    • Sandro Giacchetti 2016-01-07 alle 16:30:44

      Gentili Componenti del Comitato Beni Culturali Gubbio,
      Vi ringrazio per l'invito che mi lusinga non poco ma, purtroppo, non penso che al momento io possa accettarlo. Infatti, da tutto quanto ho finora letto nei e dai Vostri interventi (ma è possibile che qualcosa mi sia sfuggito) mi pare che il Vostro a interesse, ed il relativo forte impegno che ne deriva, sia rivolto alle Logge e solo ad esse, argomento sul quale, peraltro, non condivido "in toto" le Vostre posizioni. Mi auguro, perciò, che troviate tempi, modi e impegni anche per il "Pietrone", che è un Patrimonio Culturale eugubino da duemila anni prima delle Logge.
      Torno a ringraziarVi augurando buon lavoro.

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