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Live Gubbio

Dal Blog di

Live Gubbio

Postato il: 2016-08-03 alle 11:40:41

Tags: gubbio, alfredo lanzara basso

Sullo scioglimento e messa in liquidazione della società Gubbio Cultura e Multiservizi.

Politica

Riceviamo e pubblichiamo l'articolo a firma di Alfredo Lanzara Basso.

Mi ero ripromesso di non intervenire più sull’argomento, ma dopo aver letto il commento all’articolo del PCI Gubbio fatto dal consigliere Alessio Bazzurri col quale dice di fare critiche sui contenuti ma non sulla morale, concludendo con la critica al PCI di Gubbio ed al Partito Democratico rei di non aver partecipato al voto sullo scioglimento e liquidazione della Gubbio Cultura e Multiservizi Srl, mi sono sentito in dovere di intervenire ancora una volta per fare chiarezza.

Mi permetto di dissentire da quanto affermato da Bazzurri, chiarendo in modo non equivoco i motivi del dissenso:

- prima di tutto il consigliere Bazzurri dice di non accettare critiche sulla morale e poi la fa lui la morale criticando la non partecipazione al voto;

- per quanto concerne i contenuti poi, ve ne sono diversi che fanno propendere per la non votazione: la proposta di delibera non era votabile innanzi tutto per due motivi di ordine giuridico: il primo riguarda la competenza del Consiglio Comunale sulla liquidazione della società. Il consigliere Venerucci del PD aveva chiesto (quesito più che appropriato), un parere sulle competenze del Consiglio in merito alla liquidazione della società. Il Segretario Comunale, sollecitato dal Sindaco a fornire risposta al quesito, con una interpretazione a dir poco molto estensiva, nel fornire il suo parere tecnico giuridico ha richiamato in proposito l’art. 42 del TUEL ed in particolare la lettera “d” che attribuisce al Consiglio la competenza limitatamente alla “istituzione, compiti e norme di funzionamento degli organismi di decentramento e di partecipazione” ma non allo scioglimento e liquidazione degli organismi di partecipazione; il secondo è che, come indicato dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti, le norme relative agli enti locali vanno coordinate con quelle del codice civile, per cui “quando il capitale sociale della società partecipata va al di sotto del limite legale, se l’ente non provvede al suo reintegro, deve semplicemente prendere atto dell’automatica liquidazione dell’organismo” (delibera n. 4/2015).

Ma andando oltre, nella bozza di delibera messa in votazione, il Sindaco (con delega alle partecipate), avrebbe dovuto, per completezza di informazioni, innanzi tutto spiegare i motivi per i quali si era pervenuti alla decisione di non provvedere al ripianamento delle perdite e di aver preferito lo scioglimento della società e la sua liquidazione. Quindi indicare: il numero dei liquidatori e le regole di funzionamento del collegio, in caso di nomina di più liquidatori, i nomi dei liquidatori e i criteri di scelta degli stessi, i criteri in base ai quali dovrà svolgersi la liquidazione, i poteri dei liquidatori con particolare riguardo alla cessione dell'azienda sociale, di rami di essa, ovvero anche di singoli beni o diritti, o blocchi di essi; gli atti necessari per la conservazione del valore dell'impresa, ivi compreso il suo esercizio provvisorio, anche di singoli rami, in funzione del migliore realizzo, l’attivazione degli ammortizzatori sociali a favore dei dipendenti non riassorbibili dal Comune. Il tutto secondo le norme di legge che regolano lo scioglimento e la liquidazione delle società di capitali.

Tutto ciò non era presente nella bozza di delibera predisposta per l’approvazione. Quello che si chiedeva al Consiglio era di dare una delega in bianco al Sindaco, il quale successivamente avrebbe nominato uno o più liquidatori a sua insindacabile giudizio, avrebbe attribuito poteri a sua insindacabile scelta, avrebbe fatto tutto ciò che riteneva utile sempre a suo insindacabile giudizio.

Se questa era una delibera da votare credo che viviate su di un altro pianeta.

Commenta l'articoloSCRIVI

  • Marco Fanucci 2016-08-03 alle 12:50:08

    Il dott. Lanzara, anche se non è oracolare, ha detto che quella delibera non era da votare. La scelta del consigliere Gagliardi attiene esclusivamente alla sfera delle prerogative politiche. Scelta legittima che dovrà però essere spiegata molto bene ai propri elettori.

  • Francesco Gagliardi 2016-08-03 alle 12:10:54

    La curiosità è presto soddisfatta: come accennato dal dott. Lanzara Basso la messa in liquidazione è un atto dovuto, di fronte alla mancanza di ricapitalizzazione. Ho proposto alcune osservazioni tecniche e politiche, incassando il sì di Stirati.
    La scelta legittima di abbandonare l'aula e di votare no comporta la chiusura della porta ad ogni ipotesi di collaborazione per il rilancio dell'azienda. Io voglio esserci a quel tavolo.

  • Marco Fanucci 2016-08-03 alle 12:02:57

    In effetti ho avuto la sensazione che il sindaco abbia chiesto un atto di fiducia ai consiglieri comunali. Proprio una delega in bianco. Non è quindi un caso che la maggioranza gli abbia concesso la fiducia, mentre è curioso che il consigliere "più combattivo" di opposizione si sia accodato a questa incondizionata dichiarazione di fedeltà.

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