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Postato il: 2017-05-18 alle 14:14:06

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LETTERA DI STIRATI E BIANCARELLI AL VESCOVO

Attualita

A firma del sindaco Filippo Mario Stirati e del presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Biancarelli, è stata inviata al vescovo Mario Ceccobelli una lettera di sentito ringraziamento per l’alto magistero svolto in questi anni a Gubbio. « Carissimo Don Mario, nell'omelia del solenne pontificale del 16 maggio dedicato al nostro Patrono Sant'Ubaldo, Ella, al termine del Suo non breve Episcopato, ci ha fatto dono di un vero e proprio promemoria che contiene, come uno scrigno prezioso, un limpido messaggio rivolto agli eugubini che ha profondamente colpito noi tutti. Siamo certi che l'eco delle Sue parole non si disperderà. Un messaggio, un atto d'amore, attualissimo e vivo che, in particolare, interpella e impegna fortemente noi rappresentanti delle Istituzioni di questa bellissima Città. Di questo vivamente La ringraziamo, come La ringraziamo del servizio generosamente reso, con cuore sincero e piena dedizione, alla nostra comunità in questi anni. Tralasciamo, per evidenti ragioni istituzionali, ogni riferimento agli aspetti spirituali e religiosi da Lei sapientemente toccati, per concentrarci sulle implicazioni civili delle Sue parole, che profondamente condividiamo e che intendiamo, per quello che ci compete, rilanciare con forza. Tali parole, così incisive e genuine proprio perché attinte alla sorgente vera ed efficace della speranza degli eugubini di ogni tempo, quale è Sant'Ubaldo non soltanto per il popolo dei credenti, in effetti non hanno bisogno di alcun commento da parte nostra, ma soltanto di una profonda condivisione. Ella ha autorevolmente affermato, come successore sulla cattedra di Sant'Ubaldo, che l'esempio del nostro amato Patrono "costituisce un forte appello alla coerenza della vita; anche per noi vale la regola che la testimonianza viene sempre prima delle parole". Ci ha ricordato che Lui difese Gubbio dagli avversari di allora ricostruendo la città dopo l’incendio che l'aveva devastata. "Ubaldo fu pacificatore verso tutti e in ogni circostanza" impegnandosi "per la pace e la piena riconciliazione: innanzitutto con se stesso, poi con ogni fratello che incontra nella vita, compreso l’operaio irriverente e il temibile, potente Barbarossa". La nostra comunità oggi deve stringersi unita contro i nuovi nemici, rappresentati dalle povertà emergenti, dalle disuguaglianze inaccettabili e dalla competizione sfrenata, anche tra città diverse. Raccogliamo la Sua impegnativa esortazione a vivere come una grande famiglia solidale e aperta al mondo, nella quale "l’attenzione maggiore viene riservata ai bambini, agli anziani e ai malati" prendendosi cura degli ultimi "perché proprio queste prerogative dimostrano il grado di civiltà di un popolo". Seguendo l'esempio "sublime del vescovo Ubaldo che aveva decretato <>, non si edifichi un luogo di preghiera se non si eriga accanto anche un luogo di accoglienza per i poveri e per i pellegrini". In vista del bene comune, Lei invoca riconciliazione e pace a tutti i livelli, anche tra le persone che, come noi, si occupano di politica e che ricoprono incarichi istituzionali, sollecitando tutti noi ad occuparci preferenzialmente di ogni forma di povertà, dei poveri, spesso colpiti da leggi o meccanismi particolarmente ingiusti. Senza dimenticare profughi e rifugiati "che rischiando la vita per attraversare il mare, hanno lasciato la loro patria resa invivibile dalle guerre quasi sempre fomentate da chi ricava il suo interesse dal commercio delle armi". Che Sant'Ubaldo ci aiuti nell'essere all'altezza di sfide così grandi. Nel ringraziarLa ancora per il suo alto Magistero e per le importanti parole, voglia gradire l'espressione dei nostri migliori sentimenti».

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