Giornale Online
Pubblicità
Pubblicità

FLASH NEWS

Sabato 23 Settembre 2017

i più apprezzati

$('#s1').cycle({
			    fx:      'scrollHorz',
			    prev:   '#prev',
			    next:   '#next',
			    speed:  1000, 
				timeout: 5000
				});
			
Giuseppe Maria Farneti

Dal Blog di

Giuseppe Maria Farneti

Postato il: 2017-09-06 alle 11:08:24

Tags:

L’8 Settembre e “la morte della Patria”

Live Gubbio

Cultura

Era opinione di Gramsci che il vero rivoluzionario è uno storico; solo attraverso le conoscenze storiche- lui diceva- si riescono a capire i meccanismi sociali. Dopodomani sarà l’8 settembre e l’8 settembre è’ una data sulla quale un italiano non può non riflettere, perché è la data che nell’immediato ha marcato le contingenti/tragiche vicende dell’Italia di allora e in seguito ne ha condizionato per decenni anche le sorti future. Come venne interpretata dai belligeranti e dalla maggioranza del popolo italiano la “scelta” che fecero i Savoia e che sfociò in quel tragico 8 settembre, ce lo riporta il più autorevole studioso e storico del Fascismo, Renzo De Felice, il quale scrive: “prima ancora che disfatta militare fu disfatta morale”. “La retorica della Resistenza-dice ancora- è stata creata dai partiti "antifascisti"; accusa per di più gli storici dell’antifascismo “di avere creato di sana pianta il mito della lotta di popolo, perché essa fu -principalmente- opera di una minoranza ed ebbe oltretutto scarso valore militare”. Molto di ciò che dice De Felice, trova concorde anche lo studioso Ernesto Galli della Loggia che sull’8 settembre scrive :"Il sentimento di una vera e propria "morte della patria" fu, infatti ciò che soggettivamente provò, in quel biennio terribile e immediatamente dopo, chiunque nel proprio mondo etico-politico, o solo emotivo, custodisse - in una qualunque foggia - l’idea di nazione, e dentro di sé sentisse questa idea irrevocabilmente legata all’idea e all’esistenza di una nazione italiana". La maggior parte degli italiani allora si assolse da ogni responsabilità, facendo propria la menzogna messa in circolo dal comunismo anti italiano, il quale andava propagandando che americani-russi-inglesi-francesi-australiani-brasiliani-indiani-polacchi-marocchini-algerini e chi più ne ha più ne metta, non stessero facendo guerra all’Italia ma “al fascismo”; essi dunque, allo stesso modo dei Savoia, si lasciarono alle spalle ogni problema di ordine morale. Gli storici seri, non politicizzati, aggiungono anche, però, che non è vero che il loro cuore batté poi per la Resistenza ma solo per gli americani. Ma cosa avvenne quell’8 settembre del 1943? Qualche giorno prima dell’8, esattamente il 3 settembre, a Cassibile venne firmata dal Governo del Re, cioè dal Governo Badoglio, quella “resa senza condizioni” impostaci dagli anglo-americani, in alternativa a quell’ “armistizio” ignobilmente richiesto al nemico dagli emissari della nostra Casa Reale. Sulla pretesa di “resa senza condizioni” Eisenhower fu irremovibile; aveva ben compreso il livello di pusillanimità degli interlocutori che gli si proponevano e aveva maturato quindi la certezza che gli offerenti avrebbero accettato qualsiasi condizione fosse stata loro imposta, indipendentemente dalla sorte in cui costoro avrebbero fatto precipitare l’Italia. Tale firma portava con sé che le armi dell’esercito italiano, le basi aeree, gli aerei e tutta la flotta sia mercantile che militare, di li a brevissimo dovevano essere consegnati agli “alleati”, cioè al nemico diventato amico. Alla data dell’8 settembre, visto l’intransigente volere degli anglo-americani perché venisse dato via radio l’annuncio di quella “resa incondizionata” il Sovrano, e con lui tutto lo Stato Maggiore della Difesa, il Capo del Governo Badoglio e tutti i Ministri della Real Casa, certi che la divulgazione di questo annuncio avrebbe comportato una naturale violenta reazione dell’alleato tedesco tradito, all’alba del 9 approntarono una lunga colonna di auto tale da formare una gran carovana simil Circo Togni, per lasciarsi alle spalle Roma e con essa tre quarti d’Italia e qualsivoglia responsabilità, al fine di mettersi sotto l’ala protettrice di quello che poche ore prima era il nemico. Si concluse così, con questa fuga, il tradimento ordito dal “Monarca”qualche mese prima, ciò il 27 luglio 1943 ai danni di Benito Mussolini. “Se Cassibile infatti fissa la data di un ignominioso “armistizio”, del tradimento dell’alleato, del disfacimento delle forze Armate, della disgregazione totale dello Stato, l’8 settembre rappresenta infatti l’infame continuità di quello che avvenne 45 gg prima, cioè il 25 luglio del 1943”. Il Duce, sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo, dopo due giorni, cioè il 27, decise di andare in udienza dal Re. Nonostante la contrarietà e la diffidenza di sua moglie Rachele ( le donne sono sempre più maliziose degli uomini, anche dei più grandi), egli ritenne doveroso recarsi dal Capo dello Stato. Sfiduciato dal suo Esecutivo, dal Gran Consiglio del Fascismo, il Duce pensò fosse suo ineludibile dovere rimettere il mandato di Primo Ministro nelle mani di chi glie lo aveva conferito, cioè nelle mani del Monarca. Da Dittatore quale era, avrebbe potuto anche non farlo ma essendosi comportato sempre correttamente nei confronti del Re d’Italia, in quel momento di così grave difficoltà date le sorti della guerra, volle compiere un atto inequivocabilmente democratico, altamente costituzionale, nel pieno rispetto della Costituzione Albertina. Pur essendo quasi certo che il Capo dello Stato non gli avrebbe riconfermato l’incarico, egli pensò o forse sperò che il Sovrano potesse avere in mente qualche soluzione atta a salvare un po’ tutto, onorevole cioè per il Duce stesso, per la Monarchia e per la Patria in difficoltà; mai avrebbe immaginato ad un tradimento e, per di più, addirittura a un suo arresto!!! Invece il fariseo doppiogiochista aveva già messo al corrente Badoglio che quell’arresto lo aveva già predisposto e che, non appena eseguito, avrebbe nominato lui come Nuovo Capo del Governo italiano. Il meschino fece arrestare dunque Mussolini nel cortile di Villa Savoia, perché già mentalmente pronto a fare di tutto non per salvare l’Italia, come chiunque si aspetterebbe da un Re, ma la Corona e con essa la pelle sua e di quanti erano a lui vicini, forse nella folle illusione che i partiti antifascisti avrebbero poi permesso alla Monarchia di sopravvivere al Regime. Chi aveva capito invece con largo anticipo che l’arresto di Mussolini, la richiesta di “armistizio” e la ignominiosa, precipitosa e disonorevole fuga del Re avrebbero scatenato l’ira dei tedeschi, non placato quella degli alleati e portato alla guerra civile, facendo precipitare il Paese nel disastro più totale fu Pio XII, che si adoperò perché venisse richiesta ad entrambe le forze belligeranti la “neutralizzazione” dell’Italia dal conflitto, in alternativa alla richiesta di armistizio ad una di esse, con conseguente inganno dell’altra. La Germania aveva dato garanzia agli emissari del Papa che non avrebbe frapposto ostacoli a tale progetto (questo non collideva con i sui interessi) e, se fosse stata accettata quella proposta, noi non avremmo avuto un esercito di occupazione giustamente sdegnato, imbestialito, con tutte le tragedie che ne seguirono, tra cui anche la criminale e abietta deportazione di molti ebrei italiani. Il Re, Badoglio e lo Stato Maggiore dell’Esercito però, in preda al panico, non compressero quale possibile àncora di salvezza per l’Italia avrebbe rappresentato, se accolto, il suggerimento dato da Pio XII e così lo lasciarono cadere nel vuoto. Fecero “i bagagli” in fretta e furia e abbandonarono Roma, fregandosene della cattiva sorte alla quale stavano condannando sia i militari in armi sui diversi fronti di guerra, i quali all’improvviso, dalla mattina alla sera, appresero che “l’amico” era diventato “il nemico” contro cui rivoltare le armi (anche chi li comandava apprese dell’avvenuto “armistizio” solo tramite comunicato radio dato nel pomeriggio dell’8 settembre), sia tutti i cittadini italiani che videro le loro città invase dall’esercito ex alleato, che andava disponendosi su tre quarti del nostro territorio nazionale; i vertici politici tedeschi, percepito da tempo l’inganno che la “Real Casa” stava per ordire a danno della Germania, avevano già messo in conto l’occupazione del nostro Paese. Quella vile fuga incoraggiò così tanto il comando anglo/americano da renderlo irremovibile nella sua “offerta” di “resa senza condizioni”; percepirono bene “gli alleati”, che le paure della “Real Casa”, dei suoi Ministri e dello Stato Maggiore delle Forze Armate, li avrebbe portati ad accettare qualsiasi condizione fosse stata loro proposta e quindi niente armistizio, solo umiliante resa. La verità storica pertanto, la verità vera, è che la parola “armistizio” poi utilizzata, è servita e serve ancora oggi a coprire quella vergognosa capitolazione che l’Italia del Re accettò dal nemico. E quali le conseguenze? I continui bombardamenti sulle città italiane!!! E’ dato noto che quanti di essi ne seguirono, altro non furono che rappresaglia avente lo scopo di fiaccare sempre più il già fragile morale degli italiani, resi dagli eventi, come scrive Renzo De Felice “una massa informe dalla corta prospettiva morale” e, allo stesso tempo di fiaccare ancor più, come abbiamo detto, il morale già “fragilissimo” del Re, dei Ministri badogliani di fresca nomina e di tutto lo Stato Maggiore delle Forze Armate e di Badoglio stesso, il quale temporeggiava e non si decideva a rendere noto il “trasferimento di campo dell’Italia”, come richiesto in forma perentoria dal generale Eisenhower, Comandante in capo delle forze Alleate in Europa. Se Badoglio si fosse deciso a dare l’annuncio del “cambiamento di fronte”perpetrato a danno dei tedeschi come volevano gli anglo-americani, forse qualcuno di quei bombardamenti poteva essere evitato ma poiché non si decideva a farlo, in quanto riteneva di non aver avuto ancora tutte le garanzie di sicurezza, i “nuovi alleati”, che disprezzavano lui, quanti erano al suo seguito e gli italiani in genere, pensarono di utilizzare i bombardamenti al fine di sollecitare i vertici militari monarchici perché dessero l’ordine al regio esercito italiano di girare le armi contro i tedeschi. Qualche ora dopo l’annuncio dell’ ”armistizio”, dato per radio nel pomeriggio dell’8 settembre, i nemici “diventati alleati” scaricarono su Frascati un terribile bombardamento nel quale vennero uccise centinaia di persone; era passato poco tempo ma quella “capitolazione”non servì a salvaguardare il popolo italiano da tante sventure e tra queste i massicci bombardamenti sulle nostre città!! E quale il proclama? “La richiesta di “armistizio” è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza” (agiranno, cioè, contro i tedeschi). Ritornando a Frascati essa, come abbiamo detto, è solo una delle tante città italiane bombardate dopo la resa; gli “alleati” ne distrussero interi quartieri, rasero al suolo palazzi di civile abitazione, campanili, chiese del 1200/1300, santuari, la Cattedrale, ville stupende del sei e del settecento, altre magnifiche architetture nonché vaste aree vocate a uno sviluppo rigoglioso di vigneti e di uliveti. La carneficina che ne seguì, viene commemorata l’8 settembre di ogni anno. Con poco clamore però perché i “manipolatori della Storia” cercano di tenere nascosto agli italiani, come abbiamo detto, che con la “resa incondizionata” non cessarono le ostilità contro l’Italia ma piuttosto vennero intensificate da subito, dal giorno dopo e anche nello stesso giorno in cui “ via radio”, lo ripeto, venne dato l’annuncio del “passaggio di campo”. Sarà forse per questo che i TG RAI hanno messo la “sordina” alle commemorazioni, dandone solo fugace notizia, a differenza di quanto avviene per le rappresaglie compiute dall’ esercito tedesco? I noti politici e la “cultura” di regime che hanno sempre manovrato per alleggerire le gravi responsabilità di un certo “partigianesimo fasullo” ( e noi eugubini avremmo molto da dire in merito!), anche in questo caso cercano di attribuire la responsabilità di atti così infami al… “contesto”, cioè su chi “volle” la guerra, piuttosto che su coloro che dettero corso materialmente a quella immane strage di civili, cioè sugli “alleati”. Il grande storico De Felice, ebreo liberale, già comunista e per ultimo socialista però, fa giustizia anche su questo e documentalmente, “per tabulas”, attribuisce la responsabilità della guerra non sui soli fascisti ma su tutti gli italiani. Contraddice insomma anche questa macchinosa“vulgata” resistenziale, perché sente il dovere di richiamare intellettuali e storici ammonendoli che la storia si deve basare su documenti certi e non su pregiudiziali ideologico-politiche. E a maggior chiarimento scrive: "il sentimento comune degli italiani, alla fine degli anni Trenta, era di totale fiducia per Mussolini; controllando bene le cifre, si scopre che la partecipazione volontaria alla seconda guerra mondiale fu maggiore che nella Grande Guerra". Sappiamo che l’egemonia politica, il dominio storico culturale imposto in Italia dal catto-comunismo, fanno mal digerire la realtà dei fatti come qui li riportiamo; quello che ex-post si è inverato come un drammatico “contesto”, non fu determinato solo da un movimento politico, come si è voluto far credere ma da tutto un popolo!! Questo dice De Felice e si capisce quanto questa realtà sia dura da mandar giù dopo 75 anni di lavaggio del cervello e di autoassoluzioni ma prima o poi gli italiani dovranno affrancarsi da tanta menzogna. Solo così e non con l’antifascismo, essi potranno riacquistare quella coscienza collettiva, quella identità nazionale che nel “si salvi chi può”, troppi gettarono alle ortiche e, molti, anche assieme alle divise del loro Regio Esercito. Ritornando ai bombardamenti, non va dimenticato che essi vennero operati da quegli stessi “alleati” che più tardi non si fecero scrupolo alcuno a sganciare su Nagasaki una seconda bomba atomica, dopo aver visto quale “paesaggio lunare” aveva prodotto la prima sganciata su Hiroschima. Forse anche le morti di quelle 250 mila vittime civili vanno messe in conto al “contesto” o è più giusto invece farle rientrare tra gli atti di rappresaglia, di rappresaglia di proporzioni immani, compiuti dai liberatori? Marco De Paolis, il magistrato militare che si occupa delle stragi naziste, si è adoperato perché venissero sottoposti a giudizio i responsabili della strage di Frascati? Ha indagato per sapere se esiste un armadio della vergogna che nasconde tali responsabilità? C’è chi ha chiesto una “Norimberga” per quei tanto immani quanto inutili crimini? Nella zona di Frascati bombardata dall’”alleato” c’era si un presidio militari, un modesto contingente di truppe ma non c’erano industrie belliche. C’era si un insediamentoto del Comando Supremo tedesco per lo scacchiere mediterraneo, l’OBS, guidato dal generale Kesserling ma esso al massimo avrà occupato qualche stabile, metti anche un isolato, e bastava forse questo per giustificare un bombardamento a tappeto su una cittadina così popolata, producendo una ecatombe di gran lunga superiore a quella fatta in seguito dai tedeschi a Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema messe insieme e con un numero maggiore di donne e bambini ammazzati? Dobbiamo rassegnarci al fatto che per le stragi di civili commesse da anglo-americani e partigiani debba valere una legittimazione teorica? Alle celebrazioni nell’anniversario del settembre 2015(sembrerebbe impossibile ma è vero), le autorità di Frascati hanno invitato Muse Hassan Sheikh Sayid Abdulle, Ambasciatore della Repubblica Somala in Italia, con questa motivazione:” in ricordo del contingente di soldati italiani musulmani, provenienti dal reggimento arabo orientale, che intervennero in aiuto della popolazione civile di Frascati subito dopo il bombardamento dell’8 Settembre 1943”. E allora c’è proprio da meravigliarsi per come siamo ridotti? E messa nei termini come la mettono i falsari, chi direbbe che a bombardare Frascati non siano stati i tedeschi!!! Ma governanti mistificatori come i nostri, che addirittura invitano coloro che rappresentano i Paesi che hanno bombardato le nostre città a commemorare l’assassinio di tanti civili chi ce l’ha? Ho scritto sopra, e con questo chiudo, che la “flotta militare” doveva essere consegnata agli anglo-americani ma va detto che non tutta accettò tale umiliante condizione. Avvenne che una parte della X^ Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese si rifiutò di cedere le armi al nemico e sui pennoni della sua flottiglia, dopo aver tolto lo stemma sabaudo, issò la Bandiera dell’Italia Repubblicana in nome della quale dichiarò di continuare la sua battaglia. Junio Valerio Borghese contrariamente a quanto hanno sempre lasciato intendere i “falsari”, gli autori delle “vulgate” resistenziali, non aderì mai al Fascismo, non fece mai un saluto romano e dichiarò sempre di combattere per l’onore e in difesa dell’Italia, contrastando in particolare quelle forze slave di Tito che in unità con i comunisti di Udine, premevano sul nostro Paese dal confine orientale per occuparne più territorio italiano possibile, al fine di annetterlo poi, a guerra finita, alla Jugoslavia. Per la Storia!!!!!

Commenta l'articoloSCRIVI

  • Giuseppe Battistini 2017-09-09 alle 08:57:55

    Buon giorno Giuseppe Maria Farneti, è tanto che non ci scambiamo delle considerazioni storiche e quando lei mi "stuzzica" su questi argomenti, mi piace fare delle supposizioni ispirate anche da alcuni studiosi della materia. In particolare uno storico che le ho citato un pò di tempo fa: Piero Melograni ora non più in vita ma che era stato anche docente di Storia all'Università di Perugia.
    La riflessione in questo caso si ricollega al concetto di De Felice di "morte della Patria". In realtà mi sembra di capire che questo concetto non abbia mai goduto di "sana e robusta costituzione" nel nostro Paese. Nel libro "Dieci perchè sulla Repubblica" sottotitolo "Per capire l'Italia dal 1943 a oggi" si fanno queste affermazioni:

    Nel 1859 l'Italia era divisa in più Stati, ciascuno dei quali appariva più o meno geloso della sua autonomia e delle sue tradizioni.
    Nel 1860 la spinta unitaria riuscì a prevalere per iniziativa del Regno di Sardegna i mezzo a grandi perplessità.
    Vincenzo Gioberti nel "Primato morale degli italiani" (pubblicato nel 1843) non proponeva lo Stato unitario bensì una federazione di Stati, posta sotto la presidenza del Papa.
    Non solo ma la soluzione federativa era prevista da molte altre figure illustri del Risorgimento italiano, come Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari o Cesare Balbo.
    I veri costanti fautori dell'unità italiana, furono soltanto Mazzini e i mazziniani (che il Fascismo non a caso provò a rivalutare a sua immagine e somiglianza)
    Nei primi anni del suo governo, lo stesso Conte di Cavour giudicava irrealizzabile l'unità Italiana e il suo obiettivo era piuttosto quello di allargare gradualmente i confini del Piemonte e anche Cavour negli accordi presi a Plombieres con Napoleone III (1858) dovette ipotizzare un'Italia divisa in tre Stati. Savoia al Nord, un regno formato da Toscana e provincie pontificie al Centro e un regno del Sud non più guidato dai Borboni. Anche in questo caso i tre Stati si sarebbero uniti in una federazione presieduta dal Papa.
    Accadde invece che l'unità d'Italia si realizzasse proprio attraverso una guerra contro il pontefice...che vide invasa la stessa città di Roma il 20 settembre del 1870. Pio IX respinse le "guarentigie" offertegli dal governo italiano, scomunicò i responsabili della sua sconfitta inclusi i Savoia e vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana. Lo Stato monarchico dovette caricarsi non soltanto l'eredità dei diversi regionalismi e delle profonde diversità economico-sociali esistenti nella penisola, ma anche il peso di un aspro conflitto con la Chiesa cattolica.
    Per farla breve mi sembra personalmente di capire che l'idea di Patria e quindi di Stato unitario proposta dal Fascismo non poteva appoggiarsi su basi solide e sarebbe bastata la prima seria difficoltà a farla morire. Tanto è vero che il Prof. Melograni alla domanda perché cadde la Monarchia? rispose: "Non era mai stata molto forte e aveva abbandonato il suo popolo nel momento del pericolo"
    Il cosidetto "tradimento badogliano" e la fuga del Re mi sembra che sia stato semplicemente il "colpo di grazia" di un paese che, per varie ragioni, non ha (aggiungo io purtroppo) mai voluto comprimersi in uno Stato. Queste debolezze a mio avviso permangono tutt'ora.

    • Giuseppe Maria Farneti 2017-09-09 alle 13:08:03

      L'ho già detto e non vorrei ripetermi, ma ritengo che da quanto ho riportato emerga che tra quei tanti italiani ci fu chi credette in quell'idea di Patria, in nome della quale andò consapevolmente al sacrificio ultimo e lo fece non per guadagnare gloria ma per salvare l'onore. Buone cose Battistini e grazie per aver concorso ad arricchire un aspetto del nostro popolo, che si è dimostrato, purtroppo, sempre troppo ricco di tradizionali "debolezze".

    • Giuseppe Battistini 2017-09-09 alle 22:44:55

      Sicuramente ci furono italiani che si sacrificarono e credettero al concetto di Patria; se ha la pazienza di leggerlo le propongo questo mio articolo del dicembre 2016: http://www.livegubbio.it/2016/12/Carri-Ariete-combattono.
      Purtroppo gli episodi di eroismo di per sé non sono in grado di modificare la natura potenzialmente disgregante del nostro Paese...

Pubblicità .

Crea il tuo Account!

Accetto il regolamento del blog.

 

LiveGubbio ti dà visibilita sul web!

LiveGubbio ti dà la possibilità di sponsorizzare la tua attività, organizzazione, società o partito politico sul web dandoti visibilità 24 ore su 24 su un blog che conta più di 1000 pagine visualizzate al giorno.

Contattaci e troveremo la soluzione che più si adatta alle tue esigenze di marketing, scrivi all'indirizzo:

info@livegubbio.it