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salvatore angeloni

Dal Blog di

salvatore angeloni

Postato il: 2017-09-19 alle 21:27:28

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LAVORO CHE NON C'E' E REDDITO DI INCLUSIONE

Live Gubbio

Politica

In questi giorni i nostri politici, a partire dal Presidente del Consiglio, si prodigano per propagandare il reddito di inclusione che partirà dal 2018.

Dalle evocazioni che ne vengono fatte sembrerebbe veramente una misura ad hoc per i meno abbienti: chi versa in misere condizioni economiche avrà un aiuto da parte dello Stato (di questo in sintesi si tratta).

Ma è veramente così oppure le cose stanno in maniera un po’ diversa?

Intanto va subito precisato che più che di aiuto si tratta di un aiutino: sarà graduato da 190 euro fino a 485 euro mensili per le famiglie molto numerose; ma più che alle famiglie questa misura fa comodo al Governo , alle forze politiche ed al mondo imprenditoriale e della finanza.

I problemi dei poveri e degli emarginati non si risolvono con opere caritatevoli (qual’è il reddito di inclusione od altri ammennicoli messi in atto in questi ultimi anni) ma promuovendo il lavoro, imponendo regole più stringenti e trasparenti nel mondo della finanza, lavorare per una società, che nel rispetto delle diversità sociali, culturali, professionali ed economiche, sia più equa (l’equità riparte sicuramente da un ridisegnare la scala parametrica delle retribuzioni dal livello più basso fino a quello dell’Amministratore, rivedendo soprattutto le regole della discrezionalità salariale, del salario variabile e molto altro).

Lavorare meno ma lavorare tutti: la Perugina (è solo un esempio) da un lato licenzia, dall’altro chiede di lavorare anche il sabato in lavoro straordinario ( e se le ore del sabato invece di straordinario diventassero ore a recupero? Forse qualche posto di lavoro in più riusciremmo a preservarlo).

Rivalutare i lavori manuali o cosi detti “più umili” dandogli maggiori dignità sia sotto il profilo economico che sociale: in una società complessa c’è bisogno sia del medico che dell’operatore ecologico (l’operatore ecologico può essere sostituito dal robot? Di questi passi a breve potrebbe esserlo anche il medico).

Rendere nuovamente vivibili i luoghi di lavoro, ripristinando i diritti minimi per i lavoratori che nel corso di questi ultimi anni si sono assottigliati di molto: non si può essere precari per tutta una intera vita lavorativa.

Sia nel pubblico che nel privato l’utilizzo di personale con contratti da precari deve effettivamente essere l’eccezione dettata da eventi temporanei e contingenti e non la regola; da un lavoratore che per tre anni viene assunto con contratti a scadenza mensile, tramite l’agenzia interinale, per poi vedersi licenziare definitivamente per far posto ad un altro lavoratore che è destinato a ripercorrere lo stesso iter, il datore di lavoro può effettivamente pretendere serietà, impegno, responsabilità, attaccamento all’azienda?

Imporre regole più stringenti al mercato ed alla finanza: globalizzazione non può essere sinonimo di caos e di mondo senza regola, o ancora peggio, dove vige la regola del più forte.

Nella seconda parte del secolo scorso il nostro ordinamento giuridico e la giurisprudenza in genere erano orientati alla difesa del più debole, sia in campo sociale, ma soprattutto nel mondo del lavoro e nel mondo del lavoro, fino a prova contraria, il più debole era e lo è ancor di più oggi il dipendente.

Oggi invece ci si preoccupa di non correre il rischio di interferire nella sfera della libera organizzazione dell’attività dell’azienda da parte del datore di lavoro; non importa se anche calpestando i diritti basilari (compresi quelli garantiti dalla Costituzione) del lavoratore: al netto di ogni diatriba politica tra maggioranza ed opposizione, le gare d’appalto, effettuate dal Comune di Gubbio per l’assegnazione dei servizi dell’asilo di infanzia e dei trasporti scolastici ne sono una prova tangente.

Tutto questo perchè, da un lato, oltre ad essere sparito il concetto del ruolo sociale del lavoro, del diritto alla dignità sociale di ciascun individuo,nel mondo dell’imprenditoria e della finanza (il cosi detto “mercato”) oggi non esiste più strategia e programmazione a medio e lungo termine, ma si tende a non vedere più in la del naso.

Dall'altro la politica, intesa in senso lato, non ha più quella forza di svolgere il ruolo che gli compete e di imporre le regole del gioco; per cui, di volta in volta, elargisce il contentino del reddito di inclusione, degli sgravi previdenziali “pro tempore”, il bonus di 80 euro ed in contemporanea, su dictat dei “poteri forti” abolisce l’articolo 18, introduce il job act: schiavizza, insomma, il mondo del lavoro subordinato.

Considerate voi a chi fa più comodo il reddito di inclusione!

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