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Giuseppe Maria Farneti

Dal Blog di

Giuseppe Maria Farneti

Postato il: 2017-10-14 alle 21:38:52

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La CATALOGNA e i “no pasaran”.

Live Gubbio

Cronaca

Le redazioni delle TV italiane tifano “Catalogna indipendente”; la più attiva è “la 7” di Cairo, che è diventata in tal senso quasi peggiore della terza rete RAI. Queste redazioni tifano con tale passione da lasciar pensare che nel privato dei loro luoghi di lavoro,i giornalisti lancino in alto vibrare pugni chiusi al pari dei molti compagni catalani( che abbiamo visto essere una minoranza,sia pure molto ampia). Questi ultimi, per far capire forse che non hanno intenzione di retrocedere dalle loro folli decisioni, al pugno chiuso sempre ben elevato e vibrante, sono soliti far seguire l’ormai ultra datato e non vincente grido...“no pasaran”. Ma che avverrà in Spagna se lunedì 16 corrente, giorno dell’ultimatum dato dal Governo spagnolo al vertice politico catalano, questo proclamerà “l’indipencia”? Quel pugno chiuso riproporrà e riprodurrà le catastrofi già prodotte in passato? Ora come allora? Per la Catalogna e per i separatisti? L’unica variabile è che anche nel caso la Spagna andasse incontro ad una possibile e devastante guerra civile, mai la sua gente potrebbe correre il rischio di ricadere sotto una dittatura, come avvenne nel 1936 con Franco; ma basta questo? Ma ci rendiamo conto di ciò che potrebbe accadere!?!? Chi ci riprova, chi lotta per una Regione indipendente dal resto del Paese, dividendo sia il popolo di questa Regione che l’intera comunità nazionale, sa bene che la Costituzione spagnola, cioè la legge fondamentale della Spagna, ha disegnato un modello di Stato decentrato, in cui il territorio nazionale è formato da 17 regioni suddivise in comunità autonome, con un proprio governo, un parlamento, tribunali regionali e uno statuto che ne garantisce le competenze. Sa anche che l’articolo 2 della Costituzione, che riconosce questo ampio diritto, approvato in forma ancora più ampia per la Catalogna rispetto alle altre 16 Regioni, sancisce pure “ l’indissolubile unità della Nazione spagnola” ed esclude quindi ogni “separatismo”. E che l’articolo155 di essa dà facoltà al Governo Centrale di sospendere l’autorità del governo autonomo per impedirne l’indipendenza, concedendo all’autorità centrale “il potere di riprendere il controllo della comunità, nel caso quest’ultima -non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna-. Anche il Re è in linea con questo Governo che reclama il rispetto della Costituzione firmata anche dalla Catalogna e già si è espresso in maniera netta, definendo l’operato delle autorità catalane di una “slealtà inaccettabile”. E’certo poi che anche il Senato, dove il partito del premier Rajoy ha la maggioranza assoluta, voterà tutte le decisioni che il Governo deciderà di prendere in linea con il dettato costituzionale. E allora? Di nuovo la domanda: -Che avverrà in Spagna se lunedì la Catalogna proclamerà la sua indipendenza?- Di chi la responsabilità per le eventuali e possibili tragedie? In quella Spagna che ha vissuto la terrificante guerra civile che sappiamo, è forse un caso se chi vuol far rivivere gli spettri del passato riparte proprio dalla Catalogna? L’11 corrente la 7 di Cairo, che ha fatto il pieno di “sinistri”, ha mandato in onda un film prodotto dalla propaganda comunista dei “no pasaran”, dal titolo unilateralmente evocativo “Terra e liberta”. Esso, becera propaganda a parte, ricorda giustamente che le elezioni del 1936 riservarono la vittoria ai socialisti/comunisti, repubblicani e agli anarchici, dimenticandosi di riportare però che precedentemente, cioè nel 1933, in Spagna aveva vinto una coalizione di centro-destra comprensiva di conservatori cattolici, cui fece seguito in tutto il Paese “ lo scoppio di insurrezioni anarchiche[2] che videro scioperi particolarmente violenti, assalti alle caserme della Guardia Civil e il procurato deragliamento del treno Barcellona-Siviglia[“2][3]. Nel 1934 la sinistra unita non si risparmiò nemmeno le mattanze di religiosi che si conclusero solo con la fine della guerra civile e che vengono storicamente ricordate come “la più feroce persecuzione anti cristiana del XX secolo”. Fu si nel 1936 che quelle durissime lotte sociali sfociarono nella vittoria elettorale del Fronte Popolare di ispirazione marxista(il quale prese 800/900 mila voti più del centro-destra) ma questa vittoria portò la sinistra a imporre da subito quella che in casi analoghi viene comunemente definita “la dittatura della maggioranza”. L’euforia che essa generò , fece sì che si intensificassero quelle violenze che già da tempo le sinistre, comunisti in testa, stavano esercitando contro il clero, contro “i grandi capitalisti, contro i latifondisti e contro i militari”, tutte categorie che rientravano nel mirino del vero vincitore delle elezioni che era appunto il partito comunista spagnolo. In merito alle responsabilità della persecuzione anticristiana, da Wikipendia si apprende che essa “va attribuita quasi per intero alle milizie di volontari reclutate dai sindacati dei lavoratori socialisti, comunisti, e anarchici, che operarono con inusitata barbarie e crudeltà”. E sempre Wikipendia aggiunge che “queste ricostruzioni sono ricavate da un “memorandum[21]che Manuel de Irujo, ministro cattolico navarro del governo antifascista repubblicano( insospettabile quindi), presentò in una riunione svoltasi il 7 gennaio 1937 a Valencia, allora capitale della Repubblica. “E’ un elenco terrificante -dice- di scempi di chiese, monasteri, luoghi di culto in genere, sacerdoti, suore, religiosi a migliaia, senza causa istruttoria, solo per essere tali”. Nei libri di testo in dotazione nei licei e nelle Università italiane, di questi misfatti ovviamente non si è mai parlato sia perché si doveva esaltare il mito della Repubblica Popolare, il mito dell’internazionalismo proletario sia perché si doveva esaltare la partecipazione alla guerra civile dei partiti comunisti, tra i quali principalmente il nostro. Quando oltre alla Collettivizzazione delle Campagne già approvata, il Fronte Popolare preannunciò quale sarebbe stato il passaggio successivo, cioè “l’Abolizione della Proprietà Privata” fu guerra civile. Tra le tragedie che a questa fecero seguito, va annoverata anche quella di come la Spagna risolse il problema istituzionale, cioè quella della dittatura di Franco che durò oltre 35 anni. Dalle deliberazioni dell’Episcopato spagnolo e della Santa Sede, che si possono sintetizzare nelle parole di Pio XI quando parla di «nostri martiri», possiamo immaginare e riflettere in merito a quale destino avrebbe avuto la Spagna e l’Europa se avessero vinto i “no pasaran” del comunismo internazionale. E’ ormai storia che nella Spagna degli anni 30 milioni di spagnoli, e con essi il Papa, furono costretti senza altra alternativa, a scegliere tra una dittatura “rossa” e una dittatura “nera”; preferirono dare il loro appoggio alla seconda!! Ma ora pericoli di possibili dittature non ci sono; in Spagna c’è una Monarchia Costituzionale che fa parte dell’Unione Europea e la maggioranza del suo popolo vuole che permanga lo Stato Unitario e democratico: e ancora una volta, credo, il pugno chiuso “non passerà”!!! Lunedì vedremo, ma noi non possiamo far altro che augurare alla Spagna( e all’ Europa)“buena suerte”!!!

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